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title: Quando il team non si sente ascoltato, si parte da chi guida
description: Se i collaboratori non si sentono ascoltati, il primo lavoro è su chi guida. Cosa guarda un coach e da dove si comincia, prima di coinvolgere tutto il team.
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[Blog su leadership e comunicazione | Davide Caforio](https://www.davidecaforio.com/blog)

# [Quando il team non si sente ascoltato, si parte da chi guida](https://www.davidecaforio.com/blog/squadra-non-si-sente-ascoltata)

 Scritto da [Davide Caforio](https://www.davidecaforio.com/blog/author/davide-caforio) | Oct 2, 2026, 5:37:18 PM

Quando i collaboratori dicono di non sentirsi ascoltati, la tentazione è organizzare incontri con tutto il team. Quasi sempre conviene partire da chi guida: da come ascolta, da come decide e da quanto spazio lascia agli altri. È lì che si forma il clima di un'azienda.

## Il segnale arriva di lato

Raramente arriva come una lamentela diretta. Arriva in altri modi: riunioni in cui parla solo il titolare, idee che smettono di arrivare, persone brave che fanno il minimo indispensabile. Qualcuno se ne va e, uscendo, dice che tanto lì non cambia niente.

Quando un imprenditore mi racconta queste cose, la richiesta è spesso la stessa: «Puoi fare qualche incontro con i miei? Hanno bisogno di una scossa.» Capisco perché la fa. Prima di dire sì, però, gli faccio un'altra domanda.

## La domanda che faccio al titolare

«Quand'è l'ultima volta che un tuo collaboratore ti ha detto una cosa che non volevi sentire? E cosa è successo dopo?»

La risposta dice molto. Se ci deve pensare a lungo, o se ricorda bene com'è andata a finire, abbiamo già trovato da dove partire. Non è una colpa. Chi guida un'azienda piccola ha poco tempo, tanta pressione e l'abitudine di risolvere da solo. In quelle condizioni, ascoltare davvero è la prima cosa che salta.

## Perché si lavora prima con chi guida

Chi guida è responsabile dell'ambiente in cui si lavora. Non perché debba fare tutto lui, ma perché ogni suo comportamento viene osservato e, prima o poi, copiato. Se il titolare interrompe, la riunione diventa un monologo. Se decide sempre lui, gli altri smettono di proporre. Se una critica viene presa come un attacco, la volta dopo nessuno la fa.

Per questo tante sessioni con i collaboratori servono a poco, se il modo di guidare resta uguale. Le persone tornano al loro posto, il lunedì ritrovano le stesse abitudini e la fiducia cala ancora un po'.

## Cosa facciamo in concreto

Con il titolare guardiamo tre cose.

- Come ascolta: quanto spazio lascia agli altri, quante domande fa prima di dare la sua risposta, cosa succede quando sente un parere diverso dal suo.
- Come decide: quali decisioni tiene per sé, quali potrebbe lasciare, e se le persone sanno chi decide cosa.
- Come reagisce agli errori: è lì che i collaboratori capiscono se possono parlare o se conviene stare zitti.

Poi si passa ai fatti. Una riunione in cui il titolare parla per ultimo. Un colloquio in cui il suo compito è solo fare domande e ascoltare. Una decisione lasciata davvero a qualcun altro, senza rimetterci mano. Alla sessione successiva vediamo cosa è successo, cosa è stato difficile e cosa ha notato nelle persone.

## E il team?

A volte serve lavorare con tutto il gruppo: quando i problemi sono tra le persone o tra i soci, o quando mancano regole comuni su come ci si parla. Lì lo strumento giusto è il [Team Coaching](https://www.davidecaforio.com/team-coaching). Anche in quel caso, però, chi guida deve essere il primo a cambiare qualcosa. Il gruppo se ne accorge subito.

Da dove partire lo capiamo insieme nella sessione conoscitiva: prima si guarda dove nasce il problema, poi si decide come lavorare.

## Una prova da fare questa settimana

Nella prossima riunione parla per ultimo. Fai domande, prendi appunti e non correggere nessuno finché non hanno parlato tutti. Alla fine chiediti cosa hai sentito che di solito non senti.

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