Torni agli stessi problemi perché il modo di guidare cambia con la ripetizione, nell'arco di qualche mese, e nel frattempo la giornata ti riporta al modo di fare di prima, soprattutto nei periodi di pressione. Per questo serve un ritmo di lavoro regolare, con qualcuno che ti aiuti a tenerlo.
A inizio anno, o dopo un corso, ti siedi e scrivi cosa vuoi cambiare nel tuo modo di lavorare. Delegare di più, smettere di rispondere ai messaggi alle undici di sera. Per qualche settimana il piano regge. Poi arriva un mese pieno, salta una cosa, poi un'altra, e a primavera ti accorgi di essere esattamente dove eri.
Lo sento raccontare spesso da chi guida un'azienda o un team, quasi sempre con un po' di vergogna, come se fosse una questione di carattere.
Phillippa Lally e i colleghi dell'University College London, in uno studio del 2010, hanno seguito per dodici settimane un gruppo di volontari, ognuno impegnato a inserire un comportamento nuovo in un momento preciso della giornata. Per diventare automatico il gesto ha richiesto in mediana 66 giorni, con differenze enormi da una persona all'altra: da 18 a 254 giorni.
I limiti vanno detti. Il campione era piccolo, i 66 giorni sono calcolati solo sui partecipanti per cui il modello funzionava, e i tempi oltre le dodici settimane sono stime. Resta il fatto che per metà di loro ci sono voluti più di due mesi, e parliamo di gesti semplici. Lo stesso studio ha trovato che saltare una volta non comprometteva il risultato, mentre chi era molto irregolare all'automatismo non ci arrivava.
Le abitudini di chi guida sono più complicate: tenere la riunione settimanale anche quando c'è da correre, oppure aspettare che il collaboratore proponga prima di dire la tua. Richiedono attenzione ogni volta, per settimane.
C'è un secondo motivo per cui si torna indietro, e riguarda lo stress. Nel 2009 i ricercatori tedeschi Lars Schwabe e Oliver Wolf, in uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience, hanno messo un gruppo di persone sotto stress prima di insegnare loro due azioni diverse, ognuna legata a un cibo. Poi facevano mangiare a sazietà uno dei due cibi. Chi non era stato stressato smetteva di ripetere l'azione legata al cibo di cui era ormai sazio, mentre le persone stressate continuavano a ripeterla per abitudine. In altre parole, sotto pressione la testa torna alle strade già battute.
È quello che succede in azienda nei mesi pieni. Il modo di fare di prima non richiede attenzione e le persone intorno a te lo conoscono già, quindi vince. Saperlo aiuta a non leggerlo come un fallimento personale.
Lo studio è stato fatto in laboratorio, con compiti semplici, quindi non descrive direttamente un'azienda. Aiuta però a capire perché i mesi pieni sono proprio quelli in cui si torna indietro.
Di solito il segnale arriva prima del problema. La riunione salta una volta con una buona ragione, e la seconda volta nessuno chiede di recuperarla. Ricominci a rispondere tu alle domande che avevi affidato a un collaboratore, solo per questa settimana. Quando noti uno di questi segnali conviene fermarsi dieci minuti e chiederti cosa è cambiato, senza aspettare che il problema torni intero.
È uno dei motivi per cui un percorso di coaching ha un ritmo fisso, un'ora a settimana per alcuni mesi. Ogni sessione chiude con gli impegni che scegli tu, e quella dopo riparte da lì: cosa hai fatto e cosa è successo nel mezzo. Lavoriamo su una cosa alla volta, e un argomento nuovo si apre solo quando il precedente è chiuso.
Quando una settimana salta, e capita, si riprende dalla successiva senza ricominciare da capo. Il percorso è pensato apposta per attraversare almeno un periodo pieno, perché è lì che si vede se il cambiamento tiene.
Quando in più senti che l'azienda cresce e tu sei sempre più stanco, ho scritto anche di questo.
Se vuoi capire da dove partire nel tuo caso, prenota mezz'ora con me: guardiamo insieme la tua situazione e ti dico con onestà se il coaching è lo strumento giusto.
Nello studio di Phillippa Lally del 2010 il tempo mediano per rendere automatico un gesto nuovo è stato di 66 giorni, con differenze tra 18 e 254 giorni da una persona all'altra. Per le abitudini di chi guida un team conviene ragionare in mesi.
Le ricerche sullo stress, come quella di Lars Schwabe e Oliver Wolf del 2009, indicano che sotto pressione si tende a ripetere le azioni abituali. Per questo i mesi più pieni sono quelli in cui si rischia di perdere il terreno guadagnato.
Il mio percorso individuale prevede un'ora a settimana online: 8 sessioni in circa due mesi, oppure 12 in tre mesi. Il ritmo fisso serve ad attraversare almeno un periodo pieno di lavoro con il nuovo modo di fare.
Fonti: Phillippa Lally, Cornelia H. M. van Jaarsveld, Henry W. W. Potts, Jane Wardle, «How are habits formed: Modelling habit formation in the real world», European Journal of Social Psychology, 40(6), 2010, pagine 998-1009. Lars Schwabe e Oliver T. Wolf, «Stress prompts habit behavior in humans», The Journal of Neuroscience, 29(22), 2009, pagine 7191-7198, pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19494141
Chi scrive
Davide Caforio è coach per imprenditori, manager e aziende, a Milano e online. Coach Professionista A.Co.I. n° 1465 · Scuola di Coaching con formazione accreditata ICF. Ha fatto più di 2.000 ore di sessioni e lavora con il modello di coaching GROW: obiettivo, realtà, opzioni, volontà.